Lo Spirito Santo ha fatto sbocciare un nuovo piccolo fiore nel deserto del mondo: l’Opera Piccola Cafarnao.

Quest’Opera si rivolge ai “piccoli”, invitandoli ad amare sempre più la loro piccolezza e ad offrirla al Signore, affinché la trasformi in qualcosa di grande, a beneficio del mondo intero.

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco e mi seguono” (Gv10,27-28).

 

gesu pastore

La voce del Buon Pastore è soave, amorevole, e il suo “fischio”, per richiamare le pecore disperse, è molto diverso dai richiami rudi e rumorosi dei pastori che guidano i greggi al pascolo. Gesù non guida il suo gregge a colpi di bastone o lanciando sassi alle pecore che si allontanano da lui, perché non vuole imporre a nessuno di seguirlo nei suoi pascoli, e preferisce entrare nella vita di ogni “pecora” “in punta di piedi”, anzi, prima di entrare bussa alla porta (Ap 3,20-21).

Quando Gesù chiamò i primi discepoli, sulle rive del lago di Genezareth, essi, senza esitazioni, lasciata ogni cosa, subito lo seguirono (Mt 4,18-23), perché quella voce che avevano udito li aveva fatti sobbalzare di gioa, ed era veramente "musica" per le loro orecchie! Quando si entra in sintonia con la suprema ed eterna "Vibrazione d’Amore", dalla quale traggono origine tutte le cose (Gv1,1-4), ci si sente conosciuti e amati da sempre, e irresistibilmente attirati a seguirlo nei suoi pascoli e nel suo santo ovile. “E qual è l’ovile di questo dolce, sovrano Pastore? È il seno del divin Padre, Christus Iesus qui est in sinu Patri (Gv ,18), è in questo seno sacrosanto, divino, che egli conduce a far riposare le sue care pecorelle” (Dalle lettere ai religiosi, di San Paolo della Croce).

”Riposare” nel “santo ovile” significa entrare nel “riposo di Dio” (Sal 94,11); essere avvolti in quella soavissima quiete che consente di rimanere imperturbabili di fronte alle tempeste della vita, come quando Gesù dormiva sulla barca sbattuta dalle onde (Mc 4,37-39); e gustare quella profonda pace che il mondo non può dare (Gv 14,27-28). ”Ci hai fatti per te e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in te” (S. Agostino d’Ippona, Conf.I, 1-1). Com’è bello il riposo che offre il Signore! “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco” (Mc 6,31). Ed ecco che la pecorella si accovaccia, in assoluto “relax”, ai piedi del suo Pastore, per ascoltare ogni sua Parola, felice di aver scelto la parte migliore (Lc 10,39).

"Nei ritratti dell'Ultima Cena, alcuni pittori hanno dipinto San Giovanni, il discepolo amato da Gesù (Gv 13,23-24), non soltanto nell'atto di riposare, ma addirittura di dormire sul petto del Maestro; infatti, essendo coricato alla maniera degli orientali e tendendo il capo verso il petto del suo caro amico, non dormiva di un sonno corporale, non essendo ciò verosimile, ma senza dubbio, trovandosi così vicino al "seno" dell'eterna dolcezza, fece un profondo, dolce e mistico sonno, come un figlio amato che, attaccato al seno della madre, succhia dormendo e dorme succhiando. O Dio, quali delizie per questo Beniamino, figlio della gioia del Salvatore, dormire così tra le braccia del Padre suo, che il giorno seguente, quale figlio del dolore (Gn 35,18), lo affidò al dolce seno di sua Madre! Niente è più desiderabile per il bambino del petto di suo padre e del seno di sua madre, sia che sia sveglio che dorma.
Quando dunque ti troverai in questa semplice e pura fiducia filiale presso Nostro Signore, rimanici, senza agitarti per compiere atti sensibili con l'intelletto, né della volontà; infatti questo semplice amore di fiducia e questo sonno amoroso del tuo spirito tra le braccia del Salvatore comprende, in sommo grado, tutto quello che vai cercando a destra e a sinistra per il tuo piacere. E' meglio dormire su quel sacro petto che altrove, ovunque sia" (Dal Trattato dell'Amor di Dio, Libro Vi, cap.8).

Quando le pecorelle sono un po’ sorde, smarrite, oppure vagano fuori dal gregge per cercare altri pascoli, il buon Pastore per chiamarle lancia un sottile “fischio”, paragonabile al suono del diapason (quell’aggeggio che serve per accordare gli strumenti a corde): se la pecorella riesce ad udire quel “la” si accorge di quanto sia stonata la sua vita, 

e, allora, comincia ad accordare tutte le corde del suo cuore, per poter belare armoniosamente nei pascoli del buon Pastore.

 

 

gesu arpa

Signore, fai di me uno strumento della tua pace.
Dove c’è odio che io porti l’amore.
Dove c’è offesa che io porti il perdono.
Dove c’è discordia che io porti l’unione.
Dove c’è errore che io porti la verità.
Dove c’è dubbio che io porti la fede.
Dove c’è disperazione che io porti la speranza.
Dove c’è tristezza che io porti la gioia.
Dove si sono le tenebre che io porti la luce.
O divino Maestro, che io non cerchi tanto di
essere consolato, quanto di consolare;
di essere compreso, quanto di comprendere;
di essere amato, quanto di amare.
Poiché è dando che si riceve, dimenticandosi
che si trova comprensione, perdonando che si è perdonati,
morendo che si resuscita alla vita eterna.

 

Preghiera semplice di san Francesco d’Assisi

 

 

 

carta lago genezareth

Il lago di Genezareth era chiamato, dagli antichi ebrei, il lago di Kinneret, da kinnor, che in ebraico significa arpa, cetra, perché la sua forma somiglia a questo strumento.

Se uno ascolta, nella pace dello spirito, il mormorio delle onde che s’infrangono sulla riva di questo misterioso lago, può udire la “silenziosa” e sublime musica di Dio.

Sì, Dio è Musica, la più bella musica che possa ascoltare l’uomo, a confronto della quale tutte le più belle melodie di questo mondo sono delle semplici filastrocche da bambini.

Anche Dio vuole ascoltare la nostra musica: quel meraviglioso canto, dalle infinite variazioni, celato nelle profondità della nostra anima, la quale, quando vive nella grazia di Dio, può intrecciarlo con i suoni del creato, con i cori degli angeli che cantano incessantemente il loro Sanctus (Is 6,3-4), e con il canto nuovo della Chiesa trionfante.

“Lodate il Signore con la cetra, con l’arpa a dieci corde a lui cantate.

Cantate al Signore un canto nuovo, suonate la cetra con arte e acclamate” (Sal 33, 2-4).

Nella Bibbia (particolarmente nei salmi) l’uomo è continuamente invitato a cantare, a suonare, e anche a danzare, perché è stato creato per essere lode della sua gloria (Ef 1,11-12).

“Quando il diavolo, un giorno, udì che l’uomo, per ispirazione divina, cominciò a cantare e, tramite il canto, veniva indotto a ricordare la dolcezza dei cantici della patria celeste, vedendo andare a vuoto le macchinazioni della sua astuzia ne fu atterrito” (Santa Ildegarda di Bingen). Pertanto, l’arma più potente, il “virus” che può sconfiggere il demonio, è il canto dell’anima umile e semplice che loda il Signore. “Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli” (Sal 8,3-4). Il canto dei “piccoli”, unito al Magnificat di Maria, farà crollare “Babilonia” (Ap,18) come crollarono le mura di Gerico al suono delle trombe e innalzando l’arca dell’alleanza (Gs 6,1).

gesu terra

Il buon Pastore prova un’infinita tristezza nel vedere tante sue pecorelle sparpagliate nel mondo (Mt 9,36-37), che sono divenute sorde ai suoi richiami, che rischiano di cadere in qualche precipizio o di essere sbranate dai lupi, e altre che si sono smarrite a causa di tanti suoi pastori diventati anch’essi sordi e muti (Ez 34,4-11). Ma il buon Pastore non permetterà al nemico di strappargli di mano le sue pecorelle (Gv10,28-30), e, nella sua infinita Misericordia, concederà un’ultima possibilità al suo gregge “stonato” di accordarsi: emetterà un fischio (Zc10,8-9) che solo chi si turerà gli orecchi non potrà sentirlo. Alcuni “piccoli pastori” lo udranno risuonare intensamente nel loro cuore, e proveranno la stessa gioia dei pastori di Betlemme nell’udire il canto gioioso degli angeli; e, a questi piccoli pastori, il Signore manderà due Arcangeli che staranno sempre a loro fianco: l’Arcangelo Raffaele e l’Arcangelo Gabriele. L’Arcangelo Raffaele (che in ebraico significa Dio risana, guarisce) li aiuterà a guarire le malattie e le ferite delle pecore, anche quelle che ritengono di non avere. “La peggior malattia è quella che mina il paziente senza che egli la sospetti” (San Giovanni Crisostomo). “Il mondo è malato della passione malvagia e non lo sa” (San Macario d’Egitto, dalle Omelie spirituali). L’Arcangelo Gabriele (che in ebraico significa forza di Dio) susciterà nei piccoli pastori parole di fuoco per esortare e sostenere il popolo di Dio durante i terribili momenti in cui verrà il giorno del Signore (Is 2,11).

Passati quei terribili momenti, tornerà a soffiare la brezza leggera dello Spirito come nel giardino dell’Eden (Gn 3,8-9), e il mondo conoscerà una primavera speciale. Allora, finalmente, tutte le pecorelle pascoleranno, piene di giubilo, nei divini pascoli insieme al loro Pastore (Ez 34,11-17).

 

04gesù con colomba

“Ecco, il Signore Dio viene con potenza, con il braccio egli detiene il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio e i suoi trofei lo precedono.
Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto e conduce pian piano le pecore madri” (Is 40,10-12)
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