Lo Spirito Santo ha fatto sbocciare un nuovo piccolo fiore nel deserto del mondo: l’Opera Piccola Cafarnao.

Quest’Opera si rivolge ai “piccoli”, invitandoli ad amare sempre più la loro piccolezza e ad offrirla al Signore, affinché la trasformi in qualcosa di grande, a beneficio del mondo intero.

Ecco come si presenta, oggi, Cafarnao, la città di Gesù (Mt 9,1-2).

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La costruzione ottagonale con il tetto blu, a due passi dal lago, è stata edificata, in tempi recenti, sopra i resti della casa di Simon Pietro, dove anche Gesù dimorò, per circa due anni. Nel riquadro dove rimangono in piedi alcune mura e poche colonne c’era la Sinagoga, nella quale Gesù pronunciò tanti discorsi, il più celebre, quello sul pane di vita (Gv 6,35-60); mentre delle altre case di Cafarnao restano soltanto dei ruderi sparpagliati. Cafarnao era un florido centro urbano, abitato, in prevalenza, da persone che lavoravano con le carovane che provenivano da vari paesi come il Libano, la Siria, la Mesopotamia,l’India e si dirigevano verso il Sud della Palestina; mentre gli altri abitanti esercitavano i mestieri più disparati (pescatori, agricoltori, artigiani, mercanti, ecc); ed esisteva, stranamente, una pacifica convivenza con i romani. Cafarnao era una città molto movimentata, multietnica, simile a tante frenetiche città del mondo d’oggi, dove convivono popoli di varie culture. Gesù decise d’iniziare la sua vita pubblica in un luogo così variegato proprio per indicare che il buon seme doveva essere sparso in tutto il mondo. Il grande lago di Genezareth, detto anche Mare di Galilea, davanti al quale si affaccia Cafarnao, simboleggia il Mare della vita (Gn 1,2-4) dove tutto è cominciato e continuamente ricomincia. Gesù diede inizio alla sua opera sulle rive di questo lago, chiamò i primi quattro apostoli a seguirlo (Mt 4,19-20) e, in seguito, nei villaggi limitrofi a Cafarnao, scelse gli altri otto: tutta gente umile e semplice che mai si sarebbe sognata di essere ingaggiata in una simile avventura! A Cafarnao e nei suoi dintorni, Gesù svolse gran parte della sua predicazione, accompagnata da innumerevoli prodigi e miracoli portentosi, che lasciavano la gente a bocca aperta: “Tutti furono pieni di stupore ed innalzavano lode a Dio. Presi da timore dicevano: “Oggi abbiamo visto cose meravigliose"" (Lc 5,26-27). Eppure, dopo aver udito le sublimi parole di Gesù e averlo visto compiere miracoli così strepitosi, gran parte degli abitanti di Cafarnao non aderì alla sua dottrina, e continuò la sua vita di sempre. Gesù, con tristezza, ne decretò la futura distruzione: “E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Sino agli inferi sarai precipitata. Poiché, se a Sodoma fossero stati compiuti i prodigi che si sono compiuti in te, sarebbe rimasta fino ad oggi. Ebbene, vi dico che nel giorno del giudizio la sorte che toccherà alla terra di Sodoma sarà più mite della tua” (Mt 11, 23-25). Cafarnao, dopo una serie di vicissitudini, fra le quali anche un terremoto, divenne un cumulo di rovine, e rimase sotterrata per secoli. Fino a che, nel 1894, un frate francescano, fra’ Giuseppe Baldi da Napoli, osservando un terreno arido in Galilea, ricoperto da sterpaglie, sul quale si erigeva qualche tronco di colonna e pochi frammenti di pietre lavorate, ebbe l’intuizione che lì sotto potesse esserci la Cafarnao dei Vangeli. Quel frate dovette affrontare numerosi ostacoli per riuscire ad acquistare quell’area dai beduini, e, una volta comprato il terreno, iniziarono i lavori di scavo. Quando si lavora negli scavi archeologici si deve procedere con molta cautela: non si può scavare con vanghe e picconi, altrimenti potrebbero essere danneggiati dei preziosi reperti e, perciò, il terreno va spolverato lentamente e delicatamente, strato per strato, come se si sfogliasse una cipolla. Il bello, negli scavi archeologici, è che non si finisce mai di scoprire cosa ci sia sotto, perchè è un susseguirsi interminabile di sorprese. Operando con molta cautela, nell’area dov’era sepolta Cafarnao, dopo un lungo periodo di tempo, tornarono alla luce degli interessanti reperti che facevano supporre si trattasse proprio di quell’antica città; ma la conferma definitiva avvenne quando gli archeologi trovarono incise, sul muro di una casa, delle scritte annerite dal tempo in diverse lingue antiche come l’aramaico, il greco e il latino, che, decifrate, contenevano delle invocazioni del genere: “Signore Gesù, salvami!”. Gli archeologi compresero, da quegli indizi, di trovarsi di fronte alla casa di Simon Pietro, dove si radunavano i primi seguaci di Gesù: la prima domus ecclesia.

La storia di Cafarnao, la sua fine e il suo ritrovamento, possono offrire innumerevoli spunti di riflessione che ognuno può rapportare alla propria storia personale o a quella del mondo in generale.

Come ad esempio: ogni uomo nasconde in sé una favolosa città, una sorta di “mitica Atlantide”, e, nel momento in cui fa questa sensazionale scoperta, dovrebbe comportarsi come quel frate che affrontò innumerevoli difficoltà per comprare il terreno dov’era sepolta Cafarnao. ”Il Regno dei cieli è simile ad un tesoro nascosto nel campo: un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo; poi, pieno di gioia, va, vende tutto quello che ha e compra quel campo” (Mt 13,44-45). “Quante ricchezze ha l’uomo nel suo intimo eppure non scava!” (Comm. Sal 76,9 - Sant’Agostino d’Ippona). Però, l’uomo deve scavare con la pazienza e la delicatezza di un “archeologo”, poiché ogni “reperto”, anche il più insignificante, anche quello che sembra il più “brutto”, rappresenta un tassello di un mosaico che deve trovare la sua giusta collocazione nella ricostruzione della “città interiore”. Anche se uno si trovasse davanti ad un cumulo di macerie (Mt 7,27-28), e non sapesse da che parte cominciare, deve avere la certezza che è possibile risorgere dalle proprie ceneri come “l’araba fenice”, e che, un giorno, vedrà rinascere la sua città ancor più bella di prima. “Ti ho amato di amore eterno, per questo ti conservo ancora pietà. Ti edificherò di nuovo e tu sarai riedificata, vergine d’Israele. Di nuovo ti ornerai dei tuoi tamburi e uscirai fra la danza dei festanti” (Ger 31,3-5).

Curiosamente, la parola Cafarnao, nel dizionario italiano, significa luogo pieno di confusione e disordine, massa confusa di persone o cose, e c’è una divertente espressione toscana che, per indicare lo smarrirsi tra la folla, usa quest’espressione: “Andare in Cafarnao”. Veramente, sarebbe più esatto dire: “Se uno “va a Cafarnao”, e non incontra il Signore Gesù, si smarrisce nella confusione e nel caos del mondo, e, alla fine, vede crollato tutto quello che ha costruito con le sue misere forze.

Buona meditazione su Cafarnao!...

 

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