Lo Spirito Santo ha fatto sbocciare un nuovo piccolo fiore nel deserto del mondo: l’Opera Piccola Cafarnao.

Quest’Opera si rivolge ai “piccoli”, invitandoli ad amare sempre più la loro piccolezza e ad offrirla al Signore, affinché la trasformi in qualcosa di grande, a beneficio del mondo intero.

Chi sono i nuovi piccoli Giovanni che, fra poco, irromperanno sulla scena del mondo: scelti e chiamati dal Signore, sin dall’eternità, per annunciare agli uomini che sta arrivando il giorno della Giustizia Divina?

Ecco, il giorno del Signore arriva implacabile, con sdegno, ira e furore, per fare della terra un deserto, per sterminare i peccatori. Poiché le stelle del cielo e la costellazione di Orione non daranno più la loro luce, il sole si oscurerà al suo sorgere e la luna non diffonderà la sua luce. Io punirò il mondo per il male, gli empi per la loro iniquità; farò cessare la superbia dei protervi e umilierò l’orgoglio dei tiranni. Renderò l’uomo più raro dell’oro, i mortali più rari dell’oro di Ofir. Allora farò tremare i cieli e la terra si scuoterà dalle fondamenta per lo sdegno del Signore degli eserciti, nel giorno della sua ira ardente”(Is 13,9-14).

Gesù disse a Santa Faustina Kowalska:”Scrivi questo: prima di venire come Giudice giusto, vengo come Re di misericordia. Prima che giunga il giorno della giustizia, sarà dato agli uomini questo segno in cielo: si spegnerà ogni luce in cielo e ci sarà una grande oscurità su tutta la terra. Allora apparirà in cielo il segno della Croce e dai fori, dove furono inchiodati i piedi e le mani del Salvatore, usciranno grandi luci che per qualche tempo illumineranno la terra. Ciò avverrà poco tempo prima dell’ultimo giorno” (Dal Diario di Santa Faustina Kowalska, pag 44).

I nuovi piccoli Giovanni avranno molti tratti in comune con la figura di Giovanni il Battista, colui che ebbe il compito di preparare la strada al Signore, e con quella di Giovanni l’Evangelista, colui che nell’Apocalisse ha rivelato una sequenza di avvenimenti che condurranno al compimento del disegno di Dio sull’umanità. Lo spirito che animò questi due santi a rendere testimonianza alla Verità scenderà sui piccoli Giovanni, similmente a ciò che accadde al profeta Eliseo(II Re 2,9-11), e saranno gli Apostoli degli ultimi tempi descritti da san Luigi Maria Grignion di Montfort nel Trattato della vera devozione a Maria.

Bambino con Agnello

 “E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati, grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace”. Il fanciullo intanto cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte, fino al giorno in cui doveva manifestarsi ad Israele” (Lc1,76).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia perfetta”( I Gv 1-5).

 

 

 

 

 

 

 

Attualmente, i nuovi piccoli Giovanni sono ancora dei “piccoli uccellini” che hanno il loro nido nel Sacratissimo Cuore di Gesù e nel Cuore Immacolato di Maria, ma stanno crescendo e fortificandosi, attendendo, con pazienza, il momento in cui, trasformati in “aquilotti reali”, saranno pronti a spiccare il volo dalle “alte vette”.

Fratello, sorella, se, dopo aver letto le piccole e semplici meditazioni che seguiranno, riterrai di essere un piccolo Giovanni chiedi al Signore che ti dia un segno di conferma, e poi aspetta, tranquillamente, il momento giusto in cui dovrai innalzarti in volo

san giovanni

A proposito di “volatili”, l’Apostolo san Giovanni, nell’antica tradizione, è simboleggiato dalla figura dell’aquila, perché si riteneva che l’aquila potesse fissare il sole senza rimanerne abbagliata, e, Giovanni, in effetti, ebbe il privilegio di poter scrutare (più di tutti gli altri Apostoli) la Luce infinita di Dio(Gv1,9-15), e comprendere lo smisurato Amore che Dio nutre per l’umanità ( I Gv 3,1-3). Anche i nuovi “piccoli aquilotti”, a differenza “delle galline o di altri pennuti che razzolano nell’aia”, possono innalzarsi negli spazi immensi della contemplazione e puntare dritti verso il “Sole”. C’era una leggenda che narrava che l’aquila potesse rinnovare la sua giovinezza immergendosi tre volte nell’acqua pura (Sal 103,5-6: “Egli sazia di beni i tuoi giorni e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza”), e, per questo motivo, i primi cristiani si servirono appunto della figura dell’aquila per simboleggiare il Battesimo, poiché le “tre immersioni nell’acqua pura” rappresentavano le immersioni nel fonte battesimale nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Ogni nuovo piccolo Giovanni rinnova di giorno in giorno la sua giovinezza, immergendosi, quotidianamente, nelle acque salutari del suo Battesimo, dissetandosi alla sorgenti di vita eterna (Gv 4,14-15; 7,37); e, anche se è in tarda età, può sperimentare quanto è scritto nel Salmo 91,15: “Nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno vegeti e rigogliosi, per annunziare quanto è retto il Signore: mia roccia, in lui non c’è ingiustizia”. Il “piccolo intrepido aquilotto” è sempre pronto a volare dove lo porta il vento (Gv3,8-9), sia che si tratti di “volare sulle alte vette”(Mc 14,23-24) o di “scendere a valle in cerca di “prede”( Mc 1,17-19). “Al tuo comando l’aquila s’innalza e pone il suo nido sulle alture. Abita le rocce e passa la notte sui denti di rupe o sui picchi. Di lassù spia la preda, lontano scrutano i suoi occhi. I suoi aquilotti succhiano il sangue e dove sono i cadaveri, là essa si trova”(Gb39,27).

Il significato del nome Giovanni deriva dall’ebraico Yehohanan, formato da Yoh o Yah che è l’abbreviazione di Yahweh o Geova (nome proprio di Dio nella tradizione ebraica) e da hanan che significa “ebbe misericordia”o ”Dio ha avuto misericordia”, ma può voler dire anche “dono del Signore”. Poiché nell’antica tradizione il nome indicava la missione di chi lo portava, ci si potrebbe chiedere: perché alcune volte i due Giovanni non furono così misericordiosi? Infatti, Giovanni il Battista non fu tenero nei riguardi di alcune persone (Lc3,7-10; Mc6,18-19), e Giovanni l’Evangelista non fu da meno quando invocò che scendesse il fuoco dal cielo sui samaritani (Lc 9,54-55). Ѐ possibile rispondere a questa domanda con un celebre detto: “Il medico pietoso fa imputridire la piaga”. Ciò significa che, in alcuni casi, è necessaria una certa durezza per scuotere chi ha il cuore indurito dal peccato; del resto anche Padre Pio trattava duramente i peccatori affinché si convertissero. I nuovi piccoli Giovanni agiranno nello stesso modo: tramite la potenza dello Spirito (Mt 10,19-21), ammoniranno i potenti della terra, avranno parole di fuoco contro i cani muti, le guide cieche, ed esorteranno in modo perentorio tutti alla conversione al Vangelo e a raggrupparsi in un unico gregge sotto un solo Pastore(Gv17,20). Quando avranno svolto il loro compito di servi inutili si avvererà la profezia di Giovanni il Battista: verrà chi “ha nella mano il ventilabro per mondare la sua aia; raccoglierà il frumento nel granaio e brucerà la pula con fuoco inestinguibile”(Mt3,12-13).

maria e elisabetta

San Giovanni Battista e San Giovanni l’Evangelista ebbero in comune una stretta relazione con la madre di Gesù. Giovanni il Battista esultò di gioia nel grembo di sua madre Elisabetta nell’udire la voce della Vergine Maria(Lc1,40-56). Maria, nei tre mesi che trascorse con la sua parente Elisabetta, oltre ad accudirla, avrà senz’altro assistito alla nascita del piccolo Giovanni, e si può supporre che l’abbia accolto fra le sue braccia e coccolato. I piccoli Giovanni hanno una gioia ancora più grande di quella di Giovanni, poiché vivono nascosti in lei, plasmati e generati da lei, allattati da lei e cresciuti da lei. “Tutti i predestinati, per essere conformi all’immagine di Dio, sono nascosti, mentre vivono quaggiù, nel seno della santissima Vergine: questa madre amorevole li custodisce, nutre e fa crescere sino a che non li generi alla gloria”(Dal Tratt.vera devozione a Maria di san Luigi Grignion di Montfort-33).

 

 

gesu croce

Trascorsero degli anni, ed ecco Maria, accanto ad un altro Giovanni, di fronte ad un’altra “nascita”: dal fianco squarciato del suo Figlio Divino nasceva la Chiesa, e la spada che trafiggeva la sua anima(Lc2,35-36) la rendeva Madre dell’intera umanità. Gesù, dunque, vista la madre e presso di lei il discepolo che amava, disse alla madre:”Donna, ecco tuo figlio!”.Quindi disse al discepolo: “Ecco tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese in casa sua”(Gv19,26-24). Secondo la Tradizione Maria visse per lunghi anni nella casa di Giovanni a Efeso, e chissà che scuola sarà stata per Giovanni! Anche i nuovi piccoli Giovanni vivono con Maria, sono ammaestrati da lei, soffrono insieme con lei per i peccati che si commettono nel mondo, pregano insieme con lei per la salvezza delle anime, e attendono con ansia l’arrivo del giorno del Signore. La Madonna disse a suor Faustina: ”La vostra vita deve essere simile alla mia: silenziosa e nascosta; essere uniti incessantemente a Dio e pregare per l’umanità e preparare il mondo per la seconda venuta di Dio”(Dal Diario di Santa Faustina Kowalska pag. 245).

 

 

 

 

 

 

 

 

giovanni battista

Giovanni il Battista visse per lungo tempo da eremita nel deserto, indossando uno strano abbigliamento e nutrendosi con un altrettanto strano menù: “Indossava una veste di peli di cammello, stretta ai fianchi con una cintura di pelle, il suo cibo erano locuste e miele selvatico”(Mt3,4-5). Nei Vangeli non si menzionano figure di angeli che lo assistessero ( come per Elia e per altri personaggi biblici), o di demoni che lo tormentassero; insomma viveva completamente solo, conducendo, apparentemente, una vita un po’ “animalesca”, quasi alla “Tarzan”. Perché, a differenza di altri eremiti penitenti che indossavano una veste di sacco e si cibavano di pane e acqua, Giovanni preferiva vivere come una sorta di “cavernicolo”? Eppure,questo “cavernicolo” fu definito da Gesù il più grande fra i nati di donna (Mt 11,11-12). Allora, è importante cercare di comprendere in cosa consistesse la sua grandezza. Bisogna fare un passo indietro nel tempo, a quando Adamo ed Eva furono cacciati dal paradiso terrestre e il Signore li rivestì con pelli di animali (Gn 3,21-22): un abbigliamento molto simile a quello di Giovanni Battista. L’uomo cacciato dall’Eden era diventato, sotto certi aspetti, come un animale. “Quando si agitava il mio cuore e nell’intimo mi tormentavo, io ero stolto e non capivo, davanti a te stavo come una bestia”(Sal72,21-23)]. La sola cosa che lo distingueva dagli altri mammiferi era una “fiammella” che il Signore aveva posto nel profondo del suo essere, e solo chi riusciva a scoprirla dentro di sé faceva un passo avanti nel cammino della “evoluzione”, o, per meglio dire, nel cammino verso Dio. La fiammella in questione può essere paragonata alla luce di una stella che, in grandezza e intensità di luce, varia in ogni uomo come ogni corpo celeste nel firmamento è diverso dagli altri. “I cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento” (Sal19,1-3). Gli uomini, come gli astri del cielo, dovevano brillare per la gloria di Dio e gioire insieme a Lui per le meraviglie della creazione; purtroppo, a causa del peccato originale, quella “stella” posta nel cuore di ogni uomo è sprofondata sotto una “valanga di detriti”, e l’uomo è diventato tenebra(Gv1,5-6). Si potrebbe teorizzare che ai nostri progenitori, dopo il peccato originale, sia accaduto quello che succede a certi principi delle fiabe che, a causa di qualche orribile incantesimo operato da una fata maligna, vengono trasformati in rospi o in altri orrendi animali, e soltanto se riescono a incontrare l’Amore possono liberati dall’incantesimo e riacquistare la loro vera identità regale. Anche la terra, dopo la disubbidienza di Adamo ed Eva, subì una metamorfosi (Gen 3,17-20), divenendo ostile all’uomo come può essere ostile la vita in un deserto. La grandezza di Giovanni è stata quella di assumere in sé l’acuta sofferenza, l’atroce solitudine, l’amaro rimpianto del Paradiso perduto, di tutti gli uomini giusti che gridavano nei deserti del mondo nell’attesa di essere liberati “dall’incantesimo malefico”, e che si sforzavano di togliere i detriti, di scavare e di appianare la strada verso la Luce dell’Amore Divino. “Ecco una voce risuona nel deserto: Preparate la strada per il Signore, spianate i suoi sentieri! Le valli siano riempite,le montagne e le colline siano abbassate; le vie tortuose raddrizzate, i luoghi impervi appianati. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio ( Lc 3,4,-7). Giovanni scoprì subito, già nel seno di sua madre, quella fiammella, che in lui brillava come una stella di eccezionale splendore, (Gv5,35-36); e capì che la sua missione era di rendere testimonianza alla Luce dalla quale proviene ogni luce (Gv1,6-9). Dopo un lungo e doloroso periodo trascorso nel deserto si recò sulle rive del fiume Giordano, per incontrare tutti coloro che vagavano disperati nelle tenebre e prepararli, tramite un battesimo di penitenza, ad accogliere quella “Luce” che stava per “esplodere” nei loro cuori: “Convertitevi, poiché vicino è il Regno dei cieli!”(Mt3,1-3).

battesimo gesu

G iovanni, quando vide venirgli incontro Gesù, rimase stupefatto dinanzi all’inconcepibile Umiltà della Luce Divina: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato; tu invece vieni a me? Ma Gesù gli disse:”Lascia per ora per noi, infatti, è doveroso adempiere ogni giustizia”. Allora acconsentì”(Mt3,14-16). E, dopo averlo battezzato, ebbe l’immensa gioia di vedere finalmente spezzarsi “l’incantesimo maligno”: riemergeva dall’acqua l’uomo nuovo creato a immagine di Dio (Gn 1,27-28), ma questa volta, con qualcosa d’infinitamente superiore: “E vi fu una voce che venne dal cielo: “Tu sei il Figlio mio amatissimo, in te io mi compiaccio”(Lc3,22-23). Giovanni fu il primo uomo a contemplare lo splendore della S.S. Trinità quando udì la voce del Padre e vide scendere lo Spirito Santo sotto forma di colomba sopra Gesù; e comprese che, poter gustare appieno quel mistero d’ Amore, doveva abbassarsi come Gesù si era abbassato nell’assumere la natura umana. ”Questa gioia , che è la mia, ora è perfetta. Egli deve crescere, io invece diminuire”(Gv 3,29-31). Giovanni si definì come l’amico dello sposo(Gv3,29-30), e, poiché, generalmente, l’amico dello sposo è il testimone di nozze, egli fu prescelto dal Signore per essere il “testimone” delle nozze dell’Agnello. “Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Gv1,29-30) ): una frase che da allora in avanti avrebbe preceduto il momento del banchetto delle nozze dell’Agnello, vale a dire quando si celebrano gli sponsali tra noi e Dio, che avvengono quando, sotto le specie del pane e del vino, entra in noi in Corpo, Sangue, Anima e Divinità Gesù, che scende dalla Trinità affinché anche noi possiamo entrare in comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

 

martirio giovanni

Giovanni Battista era un nazireo, un consacrato a Dio(Nm6,22), e chi si offriva per sempre a Dio (come aveva fatto lui) sapeva che della sua vita doveva farne un totale e perfetto olocausto. E così fece Giovanni, terminando in bellezza la sua consacrazione totale a Dio versando, come un agnello sgozzato, tutto il suo sangue (Mt14,6-12). Anche i piccoli Giovanni, a somiglianza del grande Giovanni, sono consacrati totalmente a Dio e s’impegnano a fare della loro vita un olocausto perfetto gradito a Dio. Ѐ interessante meditare su due date che si riferiscono a Giovanni Battista per comprendere alcune cose che riguardano la gravità dei tempi che stiamo vivendo. Il giorno della sua nascita, che si celebra nella Chiesa il 24 giugno, il demonio suggerì ad alcuni uomini malvagi che proprio in quel giorno dovevano dare il via alla moderna massoneria (a Londra il 24 giugno 1717): l’orribile bestia descritta nell’Apocalisse, la quale intende perseguire lo scopo d’innalzare l’uomo al posto di Dio. E si può dire che nel corso dei secoli c’è riuscita, specialmente in questi ultimi tempi in cui anche la Chiesa sta ponendo l’uomo al centro di tutto. Il giorno in cui si celebra la memoria della morte di Giovanni Battista è il 29 agosto, e il 29 agosto del 1953 la Madonna iniziò a lacrimare in una famiglia di Siracusa (vedere Madonna delle lacrime di Siracusa): la Madonna stava piangendo per quello che sarebbe accaduto a breve in molte famiglie italiane (legge sul divorzio, aborto, figli sbandati, unioni tra persone dello stesso sesso, femminicidi, ecc. ecc.). E Giovanni Battista morì proprio per aver condannato un comportamento aberrante in seno ad una famiglia! (Mc6,18-19). Sempre il 29 agosto è un giorno importante perché si celebra la perdonanza dell’Aquila, istituita da papa Celestino V, un santo che prima di essere papa fu un eremita come Giovanni Battista, e che rinunciò al pontificato com’è accaduto a Benedetto XVI. San Celestino V fece una terribile profezia al suo successore Bonifacio VIII: “Nel papato sei entrato come la volpe, regnerai come un leone, e morirai come un cane!”. “Chi ha orecchi per intendere intenda!”.

 

gesu giovanni

L ’Apostolo Giovanni è definito nei Vangeli il discepolo che Gesù amava, perché era quello che più degli altri Apostoli poteva ascoltare i battiti di quel Cuore Divino che ci ama dall’eternità; era il confidente di Gesù, al quale Gesù rivelava i suoi più intimi segreti (Gv13,25-27). L’evangelista Giovanni, come il Battista, aveva compreso che per entrare nel Mistero d’Amore di Dio, che si concretizza nell’Eucarestia, bisognava diminuire: l’io umano deve rimpicciolirsi sempre più per fare posto a Dio, fino al punto di giungere ad una totale “cristificazione”: “Non sono più io che vivo ma Cristo vive in me (Gal2,20-21). Quando si è giunti a questo punto è possibile amare tutti, anche i nemici, perché si ama con il Cuore di Dio. “Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore ( I Gv 4,7-9). “Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è lui che mi ama. Colui che mi ama sarà amato dal Padre mio ed io lo amerò e manifesterò a lui me stesso” ( Gv14,21-22).La festa di san Giovanni l’Evangelista cade il 27 dicembre, proprio il giorno in cui Gesù apparve per la prima volta(27 dicembre 1673) a santa Margherita Alacoque, e mostrando il proprio Cuore le disse: “Ecco quel Cuore che ha talmente amato gli uomini, da non aver risparmiato nulla, fino ad esaurirsi e consumarsi, per testimoniare a loro il proprio amore”. Dalle rivelazioni di Gesù a santa Margherita, ecco alcuni stralci: “Appena mi recai alla preghiera, Gesù mi si presentò coperto di piaghe, chiedendomi di guardare lo squarcio del suo sacro Costato:un abisso senza fondo scavato dall’enorme freccia dell’amore. Esso è la dimora di tutti coloro che lo amano, ma siccome l’ingresso è piccolo, per entrarvi è necessario farsi piccoli e spogliarsi di tutto”. Indicando le proprie ferite, Gesù le disse queste aspre parole: “Osserva in quale stato mi riduce il mio popolo eletto (per popolo eletto s’intende la santa Chiesa cattolica, nuovo e vero Israele),da me destinato a placare la mia giustizia, e che invece segretamente mi perseguita! Se esso non si pente, lo punirò duramente. Una volta preservati i giusti, immolerò tutti gli altri nel furore della mia collera.” Se almeno gli uomini mi retribuissero l’amore che ho avuto per loro, stimerei ben poca cosa quello che per loro ho sofferto. Ma essi hanno solo freddezze e rifiuti verso tutto il mio impegno nel fare il loro bene. Perlomeno, dammi tu la soddisfazione di riparare alle loro ingratitudini nella misura delle tue possibilità”. “Tutte le notti tra il giovedì e il venerdì, io ti farò sentire la mortale tristezza che provai nel giardino degli ulivi”.
I piccoli Giovanni vogliono consolare il Signore per l’indifferenza e l’ingratitudine che tanta gente ha nei suoi confronti; si offrono come anime ostie che, insieme a Gesù, tramite il Cuore Immacolato di Maria, rendono un incessante rendimento di grazie al Padre; s’immolano per la salvezza delle anime, specialmente per quelle sacerdotali; non si addormentano nell’orto degli ulivi, ma vegliano e soffrono per la perdita di tante anime e per la solitudine di Gesù in tanti Tabernacoli. I piccoli Giovanni attendono con ansia la venuta del Signore e implorano costantemente, come la vedova del Vangelo(Lc18,3-9) che Dio faccia giustizia sulla faccia della terra.

Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!”. E chi ascolta ripeta: “Vieni, Signore Gesù. Amen”(Ap22,17).

Queste semplici meditazioni sono solo una traccia che può essere di spunto per ulteriori e innumerevoli riflessioni. Fratello, sorella che hai letto fin qui, prega affinché i piccoli Giovanni possano al più presto uscire dai “loro deserti” e rivelarsi al mondo; e se senti nel tuo cuore di essere uno di loro, prega ancora più intensamente.

C’è ancora un’ultima riflessione importante da fare che riguarda un altro santo che ricevette come nome di battesimo Giovanni ma che poi fu cambiato in Francesco (D'Assisi). “La madre lo aveva chiamato Giovanni (al fonte battesimale)”. “Il nome Giovanni conveniva alla missione che poi svolse, quello invece di Francesco alla sua fama, che ben presto si diffuse ovunque, dopo la sua piena conversione a Dio. Al di sopra della festa di ogni altro santo, riteneva solennissima quella di Giovanni Battista, il cui nome insigne gli aveva impresso nell’animo un segno di arcana potenza. Tra i nati di donna non sorse alcuno maggiore di quello, e nessuno più perfetto di Francesco ci fu tra i fondatori di ordini religiosi. Ѐ una coincidenza degna di essere sottolineata” (da:Fonti francescane 583).

san francesco croce

Un giorno, Francesco, recandosi a meditare nella chiesetta di san Damiano, mentre era in preghiera davanti al Crocifisso udì la voce di Gesù che gli diceva: ”Francesco, va’, ripara la mia casa che come vedi è in rovina”.

I nuovi piccoli Giovanni sono anche dei nuovi piccoli Francesco, perché s’impegnano con tutte le loro forze, alimentate dalla potenza dello Spirito Santo, nel lavoro di riparazione della Chiesa, la quale, oggi più che mai, ha bisogno di essere restaurata da cima a fondo, e diventare la più grande luce che a tutti risplende nella grande tenebra che si è ovunque diffusa.

 

 

 

 

Preghiera di san Francesco d’Assisi davanti al Crocifisso

Alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio, donami fede retta, speranza certa, carità perfetta, umiltà profonda, senno e conoscimento. Fa’ che io possa servire con gioia i tuoi comandamenti”.

 

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